Prenota una visita
Dove: a Bergamo, in via Angelo Maj, 4
L’esordio dei disturbi psicotici si colloca soprattutto durante l’adolescenza e nel periodo di transizione all’età adulta, fra i 14 e i 35 anni, con importanti effetti negativi sul processo di maturazione personale, sociale e professionale dell’individuo.
Può essere caratterizzato da sintomi negativi come il ritiro sociale, la difficoltà nella gestione della vita quotidiana e nel mantenimento di ruolo, e da sintomi cosiddetti positivi, non perché buoni ma perché “in più” come il delirio e le voci.
L’esordio può essere franco, generalmente con contenuti deliranti e crisi vistose, o da un subdolo ritiro dalla propria vita di prima, con l’abbandono delle attività e delle persone verso una chiusura in sé e dal mondo.
L’enorme mole di evidenze scientifiche indica che un intervento precoce e tempestivo, sia farmacologico che psicoterapeutico, può modificare il decorso della malattia prima che diventi cronica (psicosi cronica).
L’obiettivo è quello di facilitare il processo di recupero “recovery” e di intervenire ancora prima che ci sia tale perdita nella direzione della riduzione della sintomatologia psicotica e in particolare della perdita di ruolo.
Chiedere aiuto tempestivamente spesso è compromesso dalla mancanza di consapevolezza da parte dei giovani ma anche dei loro familiari che possono non essere in grado di riconoscere i sintomi della psicosi, soprattutto quando attenuati o confusi con caratteristiche “bizzarre” tipiche della adolescenza.
A loro volta i familiari che si trovano davanti a situazioni sconcertanti, per le quali non hanno soluzioni, possono avvantaggiarsi della “psicoeducazione” al fine di non sviluppare ansia e depressione, attraverso l’acquisizione di competenze specifiche di gestione del disturbo.
I sintomi negativi della psicosi:
I sintomi positivi:
Dal 1988 lavoro in ambito psicotico, prima con persone con lunga patologia e poi con giovani all’esordio del disturbo, sia per grandi aziende ospedaliere che nel privato.
Dopo le prime sedute conoscitive, e dopo aver stretto una relazione di collaborazione e fiducia con il paziente, occorre riscostruire la esperienza di vita che ha portato all’esordio o alla comparsa dei sintomi, la vulnerabilità che ha caratterizzato e facilitato la crisi e lavorare insieme perché non si instauri la malattia ma si riducano i sintomi e non perda il ruolo sociale.
Per questo non esitare, se hai iniziato a riconoscere uno dei sintomi di quelli sopracitati, contattami e valuteremo insieme se sia il caso di intervenire e come.
Contattami senza impegno compilando il form sottostante, sarà mia premura rispondere nel più breve tempo possibile.
