Prenota una visita
Dove: a Bergamo, in via Angelo Maj, 4
Perché questo tipo di psicoterapia e per quali disturbi è indicata?
Fra le varie forme di psicoterapia ritenute maggiormente efficaci, al pari del trattamento farmacologico, la psicoterapia Cognitivo Comportamentale è riconosciuta come efficace tanto da essere stata inserita nelle linee guida sia nazionali che internazionali per il trattamento della maggior dei disturbi psicologici e psichiatrici come il disturbo ossessivo compulsivo, l’attacco di panico e le fobie, la depressione, l’ipocondria, disturbi del comportamento alimentare, disturbi sessuali, di coppia, di dipendenza da sostanze, della personalità e le psicosi.
Potremmo sperimentare molta ansia di fronte a una critica o a una normale situazione di vita come uscire da casa o usare un mezzo di trasporto, avere pensieri che si presentano contro la nostra volontà e dei quali, che con grande difficoltà, riusciamo a sbarazzarcene oppure non riuscire ad agire di fronte a un problema solo per citare alcuni esempi.
In questi casi è necessario e indicato, dalle Linee Guida sui disturbi psicologici e psichiatrici, rivolgersi a uno psicoterapeuta con il quale affrontare il disagio e le sue conseguenze al fine di aumentare il benessere e migliorare la qualità della vita.
In cosa consiste?
La psicoterapia cognitiva comportamentale ricerca e mette in evidenza le relazioni fra le nostre emozioni, i comportamenti e i pensieri.
Queste relazioni spesso sono disfunzionali e mantenute da credenze, convinzioni, errori di pensiero e da comportamenti che rinforzano il disagio (ansia, rabbia, tristezza) invece di ridurlo.
Insieme a uno psicoterapeuta la persona che sperimenta disagio psichico ha la possibilità di riconoscere come le proprie emozioni negative siano conseguenza spesso di una lettura disfunzionale della realtà caratterizzata da un sistema di valutazione rigido e svantaggioso (distorsione cognitiva) come la catastrofizzazione (considerare determinati eventi come irrimediabilmente negativi) o il pensiero dicotomico (tendenza a categorizzare gli eventi attraverso due categorie, una totalmente positiva e l’altra totalmente negativa, pensiero del tutto o nulla) o la ipergeneralizzazione (saltare a conclusioni generali partendo da un singolo evento) solo per fare alcuni esempi.
D’altra parte, oltre alla modificazione dei pensieri, l’apprendimento di nuovi e più efficaci comportamenti, spesso inibiti da esperienze precedenti negative o da pensieri irrazionali che riducono la probabilità di essere usati in modo adattivo, consente di cambiare anche il “modo di vedere le cose” partendo dal risultato e di aumentare il senso di autoefficacia (valutarsi come capaci di poter affrontare un problema una situazione nuova) e autostima.
Si tratta quindi di apprendere nuove e più efficaci strategie di fronteggiamento delle situazioni stressanti e di sostituirle a quelle che non producevano soluzioni adeguate ma aumentavano la frustrazione e mantenevano il problema.
Come si sviluppa il percorso terapeutico?
La psicoterapia prevede una fase inziale di Assessment che consiste nella raccolta di informazioni sulla storia del paziente e del problema, la misurazione del disagio attraverso strumenti come test e inventari, la osservazione della situazione attuale al fine di formulare una “concettualizzazione o formulazione del caso” che tenga conto dei fattori predisponenti il disturbo come aspetti biologici di vulnerabilità o esperienze precoci negative che hanno contribuito allo sviluppo di schemi di pensiero disfunzionali, fattori che possono scatenare il problema, sia attuali che remoti, fattori di mantenimento, generalmente comportamenti che concorrono a mantenere il disagio e fattori protettivi ovvero le risorse della persona.
Una volta definito il problema la sua storia e le condizioni che lo mantengono e averlo discusso con il paziente (Formulazione del caso) la Psicoeducazione, intesa come la condivisione delle informazioni sul disturbo e sulla sua cura, il terapeuta e il paziente stabiliscono una sorta di contratto terapeutico che prevede che quest’ultimo assuma un ruolo attivo nel processo di cura e vengono definiti l’obiettivo terapeutico a breve e lungo termine, il piano di trattamento, le procedure che si useranno nella direzione dell’obiettivo ed eventuali altri aspetti al fine di instaurare una relazione terapeutica significativa e un piano collaborativo di lavoro.
I vantaggi della terapia cognitivo comportamentale
Alcune caratteristiche della terapia cognitivo comportamentale la rendono un approccio particolarmente apprezzato, pratico e concreto nel trattamento dei problemi psicologici. Prima fra tutte la durata, si tratta di una terapia breve, generalmente non oltre i dodici mesi, salvo situazioni che richiedano tempi più lunghi, in secondo luogo il fatto che sia un lavoro concentrato sul presente e focalizzato sul problema pur non trascurando il contesto storico che lo ha favorito, e per ultima, ma non di minore importanza, lo stile collaborativo, fra il terapeuta e il paziente, che consente di assumere a questo ultimo un ruolo attivo nella soluzione dei suoi problemi.
I principali disturbi che tratto nel mio studio a Bergamo sono:
